Qual è la ‘ricetta’ giusta oggi per reagire con successo e sopravvivere allo spauracchio dei dazi? Ne parliamo con Matteo Luxardo di Luxardo S.p.a.

La Privilegiata Fabbrica Maraschino Excelsior Girolamo Luxardo S.p.A. è infatti una storica azienda italiana, specializzata nel settore dei liquori. E’ una Storia italiana di un’eccellenza trasferita da Zara a Torreglia (Padova) nel 1947 a causa delle conseguenze della Seconda Guerra Mondiale. Luxardo oggi è un’azienda nella quale tradizioni secolari e sapienza artigianale si fondono con metodi produttivi all’avanguardia.
Quanto incide il mercato statunitense nella vostra distribuzione in termini di quantità?
“Il mercato USA è molto importante per noi come per molti altri produttori di vini e liquori.”

Quali sono i prodotti più richiesti in USA?
“Come prodotti Luxardo sono i prodotti per cocktail come Maraschino, Limoncello, Amaretto, Gin ecc, poi ci sono le nostre Original Maraschino Cherries che hanno un vasta distribuzione sul mercato Statunitense, utilizzate sia per cocktail che per gelato o dolci.”

Che idea si è fatto sui dazi e che genere di reazione ha immaginato da parte della sua azienda? Il Presidente del Veneto Luca Zaia invita alla calma…
“La questione dei dazi americani sui liquori ha generato preoccupazione e attenzione nel settore. L’impressione generale è che si tratti di una misura protezionistica, volta a sostenere i produttori locali, ma che rischia di colpire duramente le esportazioni europee, soprattutto per i produttori di whisky scozzese, cognac francese e altri distillati di qualità, compresi alcuni italiani. I dazi vengono visti come un ostacolo rilevante, ma anche come una spinta a diversificare e innovare la propria strategia commerciale.”

Si parla spesso di nuovi mercati per bilanciare i dazi di Trump. Ma è così facile accedervi? In quanti paesi esportate e dove vede maggiori margini di crescita per i prodotti Made in Italy dell’agroalimentare?
“Accedere a nuovi mercati non è affatto semplice — e chi lavora nel settore agroalimentare lo sa bene. Ogni paese ha regole specifiche, spesso complesse, su etichettatura, sicurezza alimentare, standard sanitari, e persino gusti culturali diversi che richiedono un adattamento del prodotto o della comunicazione. Noi esportiamo già in più di 100 mercati ma come gli USA non ce ne sono.”

Siete una realtà che ha più di due secoli di storia e ne avete passate tante (guerre comprese e trasferimento obbligato). Nella memoria dell’azienda c’è traccia di una fase storica ed economica simile a quella odierna in cui bisogna usare creatività per sopravvivere alle guerre dei dazi?
“Sì, nella nostra lunga storia – che supera i due secoli – abbiamo attraversato molte fasi complesse: guerre, crisi economiche, cambiamenti sociali radicali, e persino un trasferimento obbligato della nostra sede. Ognuna di queste tappe ci ha messo alla prova, ma anche resi più forti e resilienti. Se guardiamo alla memoria storica dell’azienda, ci sono senz’altro momenti che riecheggiano la fase attuale: periodi segnati da incertezza, mutamenti rapidi nei mercati e tensioni geopolitiche.”

“In particolare, ricordiamo la fase postbellica del secondo dopoguerra: un periodo difficile ma anche pieno di opportunità, in cui ci siamo reinventati per rispondere a nuove esigenze, mantenendo salde le nostre radici. Oggi, come allora, ci troviamo di fronte a grandi sfide – economiche, ambientali, tecnologiche – ma la nostra storia ci insegna che ogni crisi porta anche con sé un potenziale di trasformazione. È proprio grazie a quell’esperienza che affrontiamo il presente con determinazione, lucidità e una visione rivolta al futuro.”

Un consiglio su come sopravvivere ai dazi ai colleghi imprenditori?
“Un consiglio che sento di dare ai colleghi imprenditori è questo: abbiate il coraggio di restare fedeli ai vostri Valori, ma siate pronti a rimettere in discussione tutto il resto. La storia ci insegna che ciò che ci ha fatto crescere in passato non sempre è ciò che ci porterà lontano domani. Serve lucidità per riconoscere quando è il momento di cambiare rotta, ma anche fermezza per non perdere l’identità lungo il cammino. Investite nella vostra squadra, ascoltate chi è sul campo ogni giorno e non smettete mai di imparare, anche (e soprattutto) nei momenti di difficoltà. La resilienza non nasce solo dalla forza, ma dalla capacità di adattarsi senza snaturarsi. E infine: ricordatevi perché avete iniziato. In tempi incerti, tornare al “perché” può essere la bussola migliore.”
(P.C. Torreglia (Pd), 28 marzo 2025